26 giugno 2018

A-SOCIAL/ Rubrica semiseria a cura di G.Schicchi



POSTE E TELEGRAFI- Appena saputo che il vescovo di Terni aveva scritto una lettera al nuovo sindaco, Luigi Di Maio ne ha inviata una al candidato dei cinque stelle battuto. Così, tanto per consolarlo. Eccone il testo. “Caro Tomàs (H: chist’ è l’acca, mettila do’ vuo’ tu). Si fatt ‘na bella figure, non tenevi niente a fa’ di meglio e de cchiù. Mo’ consulet facenno ‘na buona opposizzzione.  Cerca almeno tu de no scumparì com’èssuccessammé che mo pare che ci sta solo ‘stu Salvini. Non so’ vescov e non te pozzo benedì, va a fatt benedì da petté, sientammé. Statt bbuono. Giggine”.
 

LE DIVISE - Adesso sono guai: “Il problema è più grosso di quanto pensavo” ha detto il sindaco Latini dopo il colloquio con il commissario che gli passerà le consegne al Comune di Terni. Insomma, sarà dura. Intanto risolvi un po’ il problema delle divise! Sì, le divise dei vigili urbani, ma soprattutto quelle degli usceri. Camicia né nera (perché il fascismo, come dicono, ormai non esiste più) l’opzione sarebbe per un bel verde, ma quelli di Forza Italia minacciano crisi se non c’è anche un po’ di azzurro: si opterà per una camicia verde a righine azzurre. “E perché righine? – ha sbottato Cico – Rigoni!!”. E vada… Però la giacca e i pantaloni a questo punto verdi scintillanti. E la cravatta? Un po’ gialla e un po’ rossa per ringraziare quei trasnfughi di Cinquestelle e Pd. E allora quadri rossi e palle gialle.
Stivaloni ai piedi? No, no. Troppo marziale: scarpe da tennis rosse che oltre ad essere un po’ fru-fru  richiamano, col colpo d’occhio dei risvolti dei pantaloni, i colori della città e della squadra di calcio. Usceri, guardiani, addetti ai servizi esterni dovranno vestire così. Anche quelli sulle strade che almeno oon corrono il rischio di essere investiti. E poi almeno si riconosce subito quando il Comune è presente. Altro che “circo equestre”…


LATINISMI - Qualcuno lo dica alla presidente della Regione: a Terni ha vinto Latini, ossia uno che di cognome fa Latini. Non i Latini. Lei evidentemente ha frainteso e se n’è uscita con una frase nella lingua che fu di Cesare, Cicerone, Ovidio e, più di recente, dei preti e della segretaria del Pd: “Ad impossibilia nemo tenetur” ha detto. Lasciando di stucco tutti quanti. Tutto pensavano meno che la presidente della regione volesse emulare la segretaria del Pd ternano. Però – forse – tra loro due si capiranno. Loro due sole. Ed attenzione: il prete vi ascolta.
 

PERLE- Una vera e propria fila di perle infilate dalla presidente Marini riguardo alla situazione ternana. Subito dopo il risultato disastroso del primo turno ha preso a ceffoni il Pd ternano. Oh, nessuno ci pensava, ma almeno s’è resa conto che anche Terni fa parte dell’Umbria e che la sedia sua sta tremando di brutto.

FORTUNE- Per fortuna riprende la parola Alessandro Pardini. Iperattivo negli ultimi mesi: prima candidato segretario del Pd con destinazione candidatura come sindaco a Palazzo Spada. Battuto al congresso e quindi rimasto senza segreteria se ne è andato prima che qualcuno pensasse di candidarlo a Palazzo Spada. Poi ogni tanto qualche scudisciata scrivendo sui giornali (lui non uno che usa i social come tutti gli altri “politici”) e adesso, dopo le elezioni la recita del de profundis (il latino quando ci vuole, ci vuole) del Pd: “Chiudete ch’è meglio, ha detto”. Dagli un po’ torto… 

Gianni Schicchi

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