12 maggio 2018

In Tribuna/ Nicola Romito: Un contributo di idee per la mia città

di Nicola Romito*
E’ del tutto evidente che la fase recessiva che interessa da anni la Terni richieda iniziative urgenti ed efficaci ormai non più differibili.  Il senso della mia disponibilità ad una candidatura civica alle prossime elezioni amministrative era riconducibile alla sola possibilità che intervenissero le condizioni perché intorno ad un programma di rinnovamento e rilancio, sia nel metodo sia nei contenuti, fosse possibile realizzare rapidamente l’ampia convergenza di quelle parti della società civile favorevoli al cambiamento.

La conferma di un significativo consenso tra quelle componenti che mi hanno invitato ad assumere l’iniziativa con senso di responsabilità e disponibilità e che ringrazio nuovamente, non si concilia tuttavia con i tempi necessari a consolidare i “numeri” necessari per il pieno successo della proposta.
I miei impegni non mi consentirebbero peraltro di dedicarmi con costanza per anni ad una difesa di principio sulle questioni che saranno dibattute nel corso delle prossime adunanze consiliari, ruolo questo forse ritagliato più per i professionisti della politica, che per chi preferisce misurarsi sulle soluzioni concrete dei problemi e i loro effetti.
In questo contesto desidero comunque consegnare qualche riflessione al futuro Sindaco, invitandolo a trasgredire, se necessario, le logiche di “partito”, nel senso di agire autonomamente nell’interesse primario della città. 
Le priorità riconducibili alla sistemazione ed al riequilibrio del bilancio su cui è caduta la giunta precedente, sono in realtà questioni relativamente semplici da affrontare, anche considerando le dotazioni patrimoniali disponibili, rispetto alla necessità e all’urgenza di gestire le avverse e complesse dinamiche strutturali che stanno progressivamente causando il declino economico e culturale della nostra città.  
Se Governo e Amministrazione Comunale sono due “cose” diverse, non per questo si deve consolidare tra gli amministratori locali un atteggiamento passivo che trasmetta alla collettività, purtroppo ormai anche ai ceti più abbienti, la sfiducia nei confronti di quello che verrà. Questa inaccettabile dinamica sta alimentando la schiera sempre più nutrita di coloro che sono disposti ad accettare una costante “media al ribasso” dei valori economici, culturali e del proprio stile di vita.  
Qualche idea su cui lavorare mi permetto di rappresentarla, a cominciare dalla “bonifica” e valorizzazione del centro storico recuperandone l’attrazione commerciale e la vivibilità, favorendo e stimolando lo sviluppo delle attività commerciali anche attraverso le formazione e lo sviluppo delle competenze degli operatori, combattendo la desertificazione a favore della grande distribuzione. Ritengo si debba arrestare la tendenza al consolidarsi della città come mercato di consumatori passivi e/o semplice fornitrice di mano d’opera a basso valore aggiunto e a compensi decrescenti.
Prioritaria poi la redistribuzione delle risorse disponibili, che non sono mai abbastanza ma comunque importanti, nella direzione del sostegno alle aree produttive in logica di sviluppo, efficienza e competizione, eliminando le rendite di posizione a protezione di modelli imprenditoriali ormai anacronistici.  Vanno poi eliminati tutti i privilegi e gli sprechi amministrativi, restituendo qualità nei servizi, azionando le leve della meritocrazia, attrezzandosi con le giuste competenze per l’acquisizione di risorse disponibili e mai utilizzate anche fuori dal territorio comunale.
Non deve passare la logica di attendere i soli trasferimenti dal centro ma si deve agire proattivamente, negoziando sui tavoli che “contano” con dignità e da protagonisti, abbandonando quel “nanismo” che troppo spesso ci caratterizza nel confronto con le controparti private ed istituzionali spesso lontane dagli interessi della città.
Molte partite sul fronte dell’occupazione sono aperte, altre vivono una fase di tregua apparente ma non lasciano presagire nulla di buono.  Bisogna partecipare con competenza e forza ai tavoli dove si giocheranno le vecchie partite, cercando di contenere gli effetti del declino in alcuni settori, nella consapevolezza tuttavia che il futuro sarà diverso e che la protezione di alcune delle attività che ci hanno sostenuto nel passato, sono e saranno attraversate da cambiamenti irreversibili che andranno interpretati e gestiti proprio con questa consapevolezza.
Difendiamo quindi il difendibile e riposizioniamo i progetti di sviluppo anche in logica autorizzativa nei settori che hanno chiare prospettive di attrazione e sui quali il territorio può giocare le sue carte.
Nei servizi dell’energia e dell’ambiente, ad esempio, si dovrà agire senza pregiudizio con l’obiettivo di trasformare i costi per la collettività in benefici per la stessa.  Solo per citarne alcuni, si pensi alla gestione intelligente dei rifiuti combinata con progetti di sviluppo dei combustibili solidi secondari oppure alla delocalizzazione dell’inceneritore in aree idonee, attrezzate e lontane dalla città.
Ridurre significativamente i costi, migliorando contemporaneamente la qualità dell’illuminazione e la sicurezza si può, basta sostenere progetti di efficienza energetica, anche attivando le aziende del municipali e del territorio, riconvertendone il ruolo come vero motore di costruzione di una città “intelligente” e abbandonando l’attuale posizionamento competitivo ormai superato.  E’ del tutto evidente che senza interventi, con i cambiamenti in atto, le nostre aziende saranno destinate a soccombere.  In tale contesto come non pensare alle modalità per sostenere in coerenza con le attese di miglioramento delle condizioni socio-economiche ed ambientali la ripresa del settore immobiliare favorendo le operazioni di riqualificazione e non di sviluppo immobiliare.
Queste solo alcune delle iniziative che produrranno una migliore allocazione delle risorse disponibili, favorendo anche per questa via la crescita di vera occupazione e la riduzione delle forme assistite ed improduttive che alla lunga rappresentano non solo un costo per la collettività ma anche forme di sussidio inutili, poco dignitose, socialmente ed economicamente inaccettabili.
In definitiva anche l’amministrazione può e deve fare la sua parte “intelligente” proiettandosi oltre, favorendo la formazione ed riposizionando delle competenze nei settori con maggiori prospettive ed il miglioramento della qualità dei servizi restituiti alla collettività, creando così anche le condizioni per una città più vivibile, che potrà tornare ad essere socialmente attrattiva.
Tanto per iniziare, qualche piccolo segnale sarebbe apprezzato, come la forza e la capacità di riportare al loro decoro le piazze e le aree simbolo di questa città, ormai ridotte ad ospitare improponibili attività, meritevoli certamente di essere sostenute, ma in spazi appositi dove bambini e famiglie possano farlo in sicurezza e nei luoghi più adatti.  Come possiamo non parlare della “Passeggiata”, ridotta in un parco invivibile ed insicuro o dei giardini di Cardeto, di Piazza Tacito, di Piazza del Mercato, di Corso Vecchio, del Teatro Verdi, tutti simboli di un declino oltre che economico anche culturale e di un palese degrado.
Oltre alla priorità del recupero delle zone centrali della città, altrettanta energia andrà indirizzata alle periferie, che pur in parte hanno una qualità accettabile, ma percepite insicure e degne di maggiore attenzione. Anche lì, nelle future città intelligenti si dovrà garantire oltre alla sicurezza con il monitoraggio ed i presidi necessari, anche una più attenta valutazione alle problematiche specifiche di quartiere attraverso momenti costanti e strutturati di confronto e di valutazione delle loro specifiche esigenze.
Favorire lo sviluppo delle iniziative di ritrovo e di aggregazione per i giovani e non solo, nel senso di una città che viva con sicurezza all’aperto, tornando a sostenere con ambizione la musica, il teatro e lo sport e creando anche per questa via le condizioni perché la città possa tornare ad attrarre risorse.
Perché non possiamo più avere un teatro, un serio progetto per la nostre squadra sportive in particolare per quella di calcio?
Cosa ci impedisce di utilizzare in modo produttivo le nostre risorse economiche e patrimoniali, anche ricorrendo ad una sana finanza per renderle fruibili per la collettività?
Cosa ci impedisce di andare a prendere le risorse disponibili a livello nazionale e comunitario?
Cosa ci impedisce di negoziare con forza e dignità sui tavoli dove possiamo tutelare gli interessi esclusivamente della città?
Se il prossimo Sindaco e la Sua giunta avranno compreso come sia opportuno muovere con decisione e competenza, affrancandosi se necessario dalla dipendenza politica esterna, si potrà guardare con maggiore ottimismo al futuro di una città in attesa di riscatto.
Se così fosse chiunque sarà eletto meriterà il sostegno di tutti!


*L'autore del testo è stato uno 
dei possibili candidati 
a sindaco di Terni per il Pd

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