13 febbraio 2018

Il vescovo e l'appello alla coscienza di Terni

Sembra abbia parlato al vento il Vescovo Giuseppe Piemontese nell’omelia per la ricorrenza del santo patrono di Terni. Le sole reazioni ad un sollecito inviato all'intera società cittadina sono di qualche sciacallo che la gira a confusione, per poi cavalcare la tigre. O che magari estrapola poche parole del discorso per svilire il tutto ad una difesa del sindaco di Terni. C’è perfino chi
arriva a lamentare ingerenze nella politica cittadina, come se la politica si facesse utilizzando i metodi che il successore di San Valentino ha richiamato: “le scelte azzardate o sbagliate, le manie di grandezza, le condiscendenze populistiche, i silenzi interessati, le astensioni comode, le deleghe deresponsabilizzanti, le asserzioni qualunquistiche, le decisioni rischiose, le proteste di facciata, i benefici di parte, il rimpallo delle responsabilità, le promesse irrealizzate” e a corredo di tutto una gravissima mancanza di rispetto verso le istituzioni.
Ingerenza quella di Monsignor Piemontese? Semmai offerta di un contributo, da parte sua e per conto della comunità cattolica; indica una strada, suggerisce un metodo. Ma come troppo spesso accade c’è chi mentre si indica la luna non è capace di guardare oltre il dito, o peggio non vuol vedere oltre per  tornaconto di parte o personale.
 Con l’omelia di San Valentino, il vescovo Piemontese chiede all’intera collettività un esame di coscienza perché la crisi economica avviatasi nel 2008 di per sé “non è sufficiente  a spiegare la situazione attuale”.  La situazione di Terni, s’intende ovviamente. Va capito cosa ci abbiamo messo di nostro, ognuno per la propria parte, perché ad essere chiamata in causa è l’intera società cittadina. Esame di coscienza non fine a sé stesso, perché poi si deve agire, seguendo – suggerisce il Vescovo l’esempio del buon pastore Valentino che prese le decisioni quando era ora di farlo, ma mai senza aver persuaso il suo gregge-popolo. E sempre pronto ad accogliere ed aiutare chi  “faticava a seguire la carovana”. E’ questa la buona politica.
Qual è invece il timore? L’imbarbarimento civile e politico già in troppe occasioni sperimentato negli ultimi tempi a Terni: “La forza della persuasione non sia affidata al vociare scomposto e soverchiante, o peggio all’insulto” dice Il successore di San Valentino, il quale esorta invece una “leale partecipazione e forte collaborazione democratica di tutte le componenti civili”. Sola strada per “ridare speranza a questa città”.  
E tanto per non dargli torto, tutto sembra scivolare su una coperta impermeabile.

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