15 febbraio 2018

Culle vuote e battaglie demografiche


Nel 2017, in Italia, il numero delle nascite è calato del 2 per cento rispetto al 2016 e l’indice di natalità (i nati per mille abitanti) è sceso al 7,8. Nel quadro nazionale l’Umbria è, da questo punto di vista, in situazione d’inferiorità; 7,1 è l’indice di natalità, con dati differenti tra le due province: Perugia 7,4 per mille, Terni 6,4.


Il calo della popolazione (-0,26% in Umbria, -0,21% a Perugia, -0,37% a Terni) preoccupa, anche perché di pari passo sempre di più sono, in percentuale, gli anziani oltre i 65 anni.  Tocca agli economisti, ai sociologi e (volendo) ai politici spiegare i motivi, trarre le conclusioni. Né il quadro demografico è imputabile solo al tasso di natalità. Ma è quanto meno curioso che oggi esso sia pari ad un terzo rispetto a “quando c’era lui”. “Lui”, Mussolini, decise di affrontare la questione del calo della popolazione per tutto quel che comportava sul piano economico e sociale, ma anche per quegli otto milioni di baionette che qualcuno avrebbe pur dovuto legarsi al cinturone. Nel 1937 annunciò la “battaglia demografica”. S’istituì l’Onmi (Opera nazionale maternità e infanzia), s’introdusse la tassa sul celibato e, tra l’altro, si promosse la competizione tra le province italiane, rendendo note periodicamente le graduatorie relative ai tassi di natalità. In tempi di “mito della virilità” anche questo contava, evidentemente.
Perugini e ternani andavano così così e finivano sempre nella seconda metà della classifica. Nel 1937, la prima provincia fu Zara (c’erano anche le province dell’Istria e Dalmazia nell’elenco, e dal 1938 anche le quattro della Libia). Zara fece segnare un indice di natalità del 38,6, precedendo Matera (33,8). Perugia era al 52° posto (22,1), Terni al 57° (20,6). L’anno dopo, nel 1938, ci fu la riscossa dei coloni pontini, e Littoria balzò in testa: 49,7, stracciando Zara che seguiva a più di otto punti. 55°Perugia (24,6); 68° Terni (21,6). Littoria si superò nel 1939. Dando fondo a tutte le energie i coloni stabilirono un record: 51,4; Matera risalì al 2° posto con 39,8, superando di un’incollatura Zara (39,6). Anche i perugini si impegnarono risalendo posizioni e furono 49esimi con 24,5. Sempre più giù Terni: 73° posto con 20.6. Poi ci fu la guerra e di indici si ritenne inutile parlare.
Resta il fatto che pur classificandosi nelle basse posizioni gli umbri “producevano” per tre volte di più che nel 2017. Qualcuno dovrà fare un esame di coscienza riguardo ai motivi. Mica sarà solo colpa della televisione!

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